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Cenni storici

Postato il 10/03/09

Cenni Storici di Castrocielo

Gli storici fanno risalire l’origine di Castrocielo a quelle famiglie Aquinati che, dopo la distruzione della loro città ad opera dei Longobardi, si ridussero ad abitare sulla sommità del Monte Asprano, a 773 m. s.l.m.

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Il luogo si chiamò, sia per l’altezza del sito che per la presenza di fortificazioni, Castrum Coeli. Quando nel ‘994, l’Abate di Montecassino, Mansone, che da poco aveva avuto il possesso dell’intero territorio, salì sulla montagna per erigervi fortificazioni, vi trovò nonnulla veterum…aedificia, e diede inizio alla costruzione di un castrum, in un primo tempo interrotta per mancanza di acqua. Normalmente, si fa risalire a lui la fondazione di Castrocielo.

Nonostante le difficoltà incontrate per raggiungere il posto, il pagus si espandeva sempre più, fino a raggiungere il massimo intorno al 1020/1030. Poi la popolazione cominciò a scendere a valle, in cerca di un sito migliore. Coloro che scesero a Nord-Est fondarono Colle S. Magno, con la frazione di Cantalupo, quelli che scesero a Sud fondarono, sulla destra del Fossato, l’agglomerato che sarebbe stato il nuovo paese, cui fu dato il nome di PALAZZOLO, con la frazione del Campo o Villa Eucheria, sulla sinistra del Fossato.

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Nel 1603 erano rimaste sulla montagna solo 12 famiglie, finchè non scesero anche esse a valle. Il nuovo paese si chiamò all’inizio Palazzolo, poi si disse Castro Cielo Palazzolo: per questo, nello stemma del Comune, “d’argento, al Castello di rosso, murato e chiuso di nero, torricellato da tre pezzi, il centrale più elevato, merlati alla guelfa”, sono sovraimpresse le lettere C C P, appunto Castro Cielo Palazzolo.

Ci volle il Decreto di Umberto I°, controfirmato da De Pretis, emesso a S. Anna di Valdieri il 16 agosto 1882 per ridare al paese il nome attuale di Castrocielo.

Durante la seconda guerra mondiale (luglio 1943 – maggio 1994) il paese, non lontano dalla linea Gustav, ha sofferto soprusi e devastazioni di ogni genere, per oltre nove lunghissimi mesi, la popolazione, soprattutto vecchi, donne, bambini (gli uomini in età di armi erano al fronte), ha subito rappresaglie e maltrattamenti di ogni genere dai tedeschi che l’avevano occupato, distruzione e morte dai bombardamenti degli alleati.

Per questo, il Presidente Della Repubblica Carlo Azeglio CIAMPI, con Decreto in data 10 marzo 2004, ha concesso l’alta onorificenza della “Medaglia d’argento al merito civile” che fu personalmente apposta sul Gonfalone, alla presenza del Sindaco Laura MATERIALE, il 15 marzo 2004, in Cassino, in occasione della ricorrenza del 60° anniversario della distruzione di Montecassino ad opera degli alleati.




Area Archeologica, la Colonia Romana di AQUINUM

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Chi viene da Roma percorrendo la A1, al casello autostradale detto di Pontecorvo- Castrocielo , ma interamente in territorio di Castrocielo -100 Km a Sud di Roma, - abbandonata l’importante arteria, si trova immediatamente a contatto di un’invidiabile realtà storica, archeologica e culturale: è l’area archeologica di Aquinum, nella quale si entra percorrendo la strada a destra, appena superato il ponte sull’autostrada.

Il perimetro della colonia romana è quasi tutto in territorio di Catrocielo.Questo paese non grande della provincia di Frosinone, che conta poco meno di quattro mila abitanti ed ha un’estensione di Kmq 27,89, ha ereditato una grande responsabilità di fronte alla storia.

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È attraversato dalla Via Latina, della quale si possono ammirare fra le due porte (la orientale, detta anche Capuana, conservata intatta, e la occidentale, crollata in loco) resti imponenti con antico basolato; ma altri monumenti emergenti, tutti fotografati dalla R.A.F. il 22 febbraio 1944 ad una quota di m. 5.700, fanno dell’area archeologica di Aquinum un unicum degno della massima attenzione: basti pensare ai resti importanti del Capitolium, un grande edificio, forse destinato al culto di Cerere Elvina; ad una postazione militare conservata all’ingresso della porta occidentale, all’anfiteatro che ha subito danni irrimediabili dalla costruzione dell’ A1, al cosiddetto edificio absidato, recentemente restaurato, ai resti delle mura della colonia romana, un tratto delle quali è molto ben conservato, e poi, a pochissimi metri, ancora resti della Via Latina, con la porta Capuana, e non lontano, l’Arco di Marc’Antonio.

Le fonti che ci parlano della colonia romana sono tante. Cicerone attraversava Aquinum per recarsi nella sua villa di Formia e vi passò l’ultima volta nel 43 a.C., quando invano tentò di sfuggire ai sicari di Antonio che raggiuntolo nei pressi del suo podere, in quel di Gaeta, il 7 dicembre, lo uccisero; per la via Latina, in Aquinum, passò Antonio, dopo aver gozzovigliato a Casinum nella villa di Marco Terenzio Marrone; di Aquinum parla il poeta latino Giovenale, al quale piaceva ritirarsi nelle fresche campagne della colonia per sfuggire al calore delle estati romane; Livio, lo storico di Roma, ci descrive il passaggio di Annibale per la via Latina in territorio Aquinate nel 211 a. C.; Big Image Orazio, in una satira, testimonia l’esistenza in Aquinum di un’industria atta ad imitare con qualche succo vegetale, il colore della vera porpora, quella di Sidone; Strabone, il geografo greco vissuto tra la seconda metà del 1° secolo a.C. e l’inizio dell’era volgare, nel V libro della sua opera, dopo aver descritto la posizione di Roma, il carattere dei Romani, i loro costumi e la loro religione, tratta delle altre città del Lazio, osservando che la maggior parte di esse è sita lungo le vie più famose che attraversano il Lazio, fra le quali va annoverata la Via Latina che tocca città importanti come Aquinum, diversa dalle altre, sia perché divisa in due dalla Via Latina, sia perché bagnata dalle gelide acque del fiume Melfa; secondo una testimonianza dello storico Tacito, nella colonia Aquinate si confinavano gli avversari politici da parte di chi teneva il potere. Lì fu relegato Dolabella, sotto una sorveglianza né stretta né dissimulata, e senza colpe precise, se non per la lontana eventualità che in forza della sua nobiltà potesse aspirare al potere.

Simili testimonianze, tutte documentate dalle fonti, sono sufficienti a dire dell’importanza del luogo, favorito oggi da una serie di fattori vantaggiosi. Lasciato il perimetro della colonia romana, con i suoi eccezionali resti emergenti, superato il passaggio a livello della linea ferroviaria Roma-Cassino, si esce sulla S.S. n. 6 – Casilina - , l’importante arteria che da Roma passa per Cassino sino a Napoli. In cinque minuti si può raggiungere Roccasecca, patria di San Tommaso, in 10 minuti si arriva a Cassino, in 20 a Montecassino.

Le facili vie di comunicazione in senso Nord-Sud (l’autostrada Roma-Napoli, la linea ferroviaria Roma-Napoli, la via Casilina, la linea Alta Velocità) , l’estrema facilità con la quale si possono raggiungere Roccasecca, Cassino e Montecassino, rendono consigliabile se non più vantaggioso l’abbandono dell’autostrada Big Image del sole all’uscita precedente quella di Cassino, in territorio di Castrocielo; la località che si tocca, come è facile rilevare, non solo non ritarda il raggiungimento di mete più ambite (Cassino e Montecassino), ma addirittura abbrevia il tempo di percorrenza per la evidente facilità delle vie di comunicazione alternative all’autostrada del sole; c’è da aggiungere, poi, (e questo non è secondario) l’interesse storico, archeologico e culturale suscitato dalla visita dei notevoli resti emergenti della colonia romana di Aquinum, in territorio di Castrocielo, visita che non richiede tempo eccessivo, e che risulta indispensabile per una conoscenza più completa della zona.